La città di Arezzo, insieme alla mensile ed apprezzatissima Fiera dell’antiquariato vanta anche di essere “patria” di una manifestazione affascinante piena di suoni e di colori che si svolge nei mesi di Giugno – il penultimo sabato in versione notturna – e di Settembre- la prima domenica in concomitanza appunto con la Fiera – nella splendida Piazza Vasari.

La Giostra del Saracino anima tutto il centro storico della nostra città con momenti di grande suggestione che non si limitano a quello delle carriere a cavallo e che costituiscono la gara vera e propria, ma Arezzo diviene davvero incantevole poiché percorsa per l’intero giornata da circa 350 figuranti in costume come cavalieri, musici, sbandieratori e damigelle.

Questo gioco cavalleresco dalle origini e dal sapore medievale veniva inizialmente inteso come esercizio di battaglia contro il nemico rappresentato appunto dal “Saracino” contro cui i cavalieri armati si scontravano. Con il tempo venne riperpetuato per onorare festeggiamenti cittadini o occasioni speciali. Il primo documento scritto ad esso relativo è datato 6 agosto 1535 ma segni della sua esistenza in periodi precedenti sono stati riscontrati in numerosi documenti riportanti parole chiave come “ad burattum” e riferite a date vicine a festeggiamenti importanti per i cittadini quali la festa del patrono San Donato, oppure visite di duchi o di personaggi politici.

Dopo una lunga interruzione, il podestà Pier Lodovico Occhini il giorno 7 agosto 1931 ne inaugurò di nuovo lo svolgimento per festeggiare il patrono aretino a seguito di una curiosa vicenda legata alla sua “riscoperta”:circa un anno prima, Alfredo Bennati nel cercare presso la biblioteca civica una ricetta per un dolce scoprì carte medievali che narravano lo svolgimento di questa manifestazione e così venne ripreso il torneo come rievocazione storica di un’antica competizione medievale piena di energia e di colori che ancora oggi sa rendere la nostra città più bella grazie al fascino del suo corteo in cui si sfoggiano magnifici costumi ed alla straordinaria emozione che le abitazioni con stemmi e bandiere alle finestre riescono a suscitare.

Uno spettacolo nello spettacolo nasce dall’esibizione di musici e di sbandieratori prima della competizione tra cavalieri che viene annunciata dall’Araldo con la Disfida al Buratto. Il Gruppo dei Musici interpreta con tamburi e chiarine l’Inno del Saracino scritto nel 1932 da Alberto Severi e tradotto in musica dal compositore Giuseppe Pietri ed altri brani creati esclusivamente per la Giostra. Gli Sbandieratori Aretini precedono la gara offrendo al pubblico uno spettacolo di bandiere volanti e di salti mortali che lo ha reso celebre in tutto il mondo per la sua particolarità di esibizione.

Come si volge la Giostra

I Cavalieri dei quattro Quartieri (Porta S. Spirito, Porta Sant’Andrea, Porta del Foro e Porta Crucifera) armati di lancia, sfrecciano al galoppo dei loro cavalli per colpire il Buratto ed ottenere il massimo punteggio valido per la conquista della Lancia d’oro in premio. Il Buratto è infatti un automa corazzato che rappresenta il Re delle Indie e che tiene sul suo braccio sinistro un bersaglio, ovvero una targa con punteggi che i quartieristi colpiscono. Può “difendersi” dagli attacchi dei cavalieri dei quattro Quartieri aretini con il braccio destro facendo volteggiare il mazzafrusto per colpirli alle spalle al momento dello scontro. I suoi Famigli, due personaggi che ne ricaricano la molla per la corsa successiva, consegnano la targa ai Giurati che si accertano del punteggio raggiunto da ogni singolo giostrante.

Motivo di singolare gioia nasce dal fatto che la nostra Giostra appare persino nell’opera più conosciuta di Dante Alighieri la “Divina Commedia”, nel Canto XXII dell’Inferno con le note terzine:

“Io vidi già cavalier muover campo, e cominciar stormo a far lor mostra, e tal volta partir per loro scampo; corridor vidi per la terra vostra, o Aretini, e vidi gir gualdane, fedir torneamenti e correr giostra; quando con trombe, e quando con campane, con tamburi e con cenni di castella, e con cose nostrali e con istrane;”

Una piccola perla capace di trasmettere l’ardore del popolo aretino e capire fino in fondo l’entusiasmo e la passione che questa manifestazione scaturisce da sempre è la lettura di “Terra d’Arezzo un cantico parla di te la storia” (Poligrafico Aretino- 1982)composto da uno degli storici protagonisti della Giostra, purtroppo scomparso, Enzo Piccoletti.

La Disfida di Buratto alla città di Arezzo:

Non più d’usati onori auri e cortesi
spingono o Castro il piede a’ tuo’ contorni.
Sol quest’usbergo e li lucenti arnesi
premon le membra a vendicar gli scorni.
Li magnanimi spirti a torto offesi
lungi dal trionfar odiano i giorni.
Con questo del flagel più grave e tondo
giuro atterrir, giuro atterrare il mondo!

Oggi provar t’è forza, empio e arrogante,
che merte sol verso i tartari chiostri
un falso traditor volga le piante
e del suo sangue il suo terreno i nostri.
Ogni patto aborrisco e da qui avante
vesto le spoglie dei più orrendi mostri!

Troppo infiamma il mio cor giusta vendetta
onde sol morte e gran ruine aspetta.
Oggi vedrai se al nuovo campo ascendi,
se al tuo folle vantar sian l’opre uguali.
Prendi pur l’asta e fra tue stragi apprendi
l’armi di un falso ardir quanto sian frali.

Manda chi più t’aggrada e solo attendi
da troppo irata man piaghe mortali.
Non più parole omai. Vo’ vendicarmi.
Al campo! Alla battaglia! A l’armi! A l’armi!