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CIRCU’
Il programma è consultabile nella locandina allegata
(Dal 16/07/2010 al 17/07/2010)
In Galleria Comunale:”Sassu inedito.Settant’anni di pittura su carta”
Settant'anni di arte, una vita spesa ad annotare sentimenti, ricordi, immagini, passioni. Questo è il disegno per Aligi Sassu, un modo di fermare sulla carta dei pensieri e dei colori, per non lasciarli scappare prima di avere il tempo di tradurli e svilupparli in pittura o scultura.
L'opera su carta è spesso disegno preparatorio, e compare nella creatività di Sassu sin dagli albori della sua esperienza artistica. Gli anni Venti sono i primi anni di studio e di creazioni artistiche per il Maestro; si tratta di opere legate al secondo futurismo, molto semplici nelle linee, con colori spesso vivaci, stesure piatte e forme geometriche con contorni ben definiti.
In questa raccolta di settanta disegni, i primi lavori appartengono alla fase appena successiva a questa: già dal 1929 Sassu abbandona gradualmente le linee futuriste precedenti per caratterizzare la sua arte di una quotidianità e di una spiritualità tipiche del primitivismo, di cui la Crocifissione del 1929 è un chiaro esempio.
Con Il grammofono e Nanna del 1930 ritorniamo su quell'attenzione di Sassu per il mondo contemporaneo, pieno di innovazioni e di stupore, che aveva caratterizzato il futurismo; molte opere di questo periodo sono dedicate ad angoli ed edifici della Milano del tempo e tutte hanno qualcosa in comune: la totale assenza dell'uomo, assenza che rende tutti i paesaggi vuoti, malinconici. L'uomo è invece presente in scene di interni, spesso scene mondane, che sembrano quasi anticipare il realismo della metà degli anni Trenta, ispirato ai suoi viaggi parigini di quel periodo.
E proprio gli anni Trenta sono forse il decennio più importante per la crescita artistica di Sassu: in pochi anni si ha un mutamento di linee e di uso del colore che era impossibile sottovalutare nel momento della selezione dei settanta disegni per questa raccolta.
Negli anni Trenta si passa dall'attenzione per le novità delle metropoli ad un ritorno alla nudità e alla purezza con gli Uomini rossi. Sono molti i temi, diverse le varianti e i personaggi ritratti, ma ragazzi, pugilatori e cavalieri sono pur sempre Uomini rossi, e questa serie non si ferma col finire di questo decennio, ma anzi accompagnerà l'arte del Maestro con diverse rivisitazioni e approfondimenti persino fino agli anni Novanta.
Gli anni Quaranta vedono lo svilupparsi del periodo realista attraverso le tematiche delle Maison Tellier e dei Caffè, in cui però vengono spesso inserite figure di nudi, presenti in catalogo con opere come La rossa del 1943.
Dagli anni Cinquanta in poi non è più possibile distinguere così categoricamente le diverse tematiche e stili, in quanto la varietà di serie e personaggi non lo permetterebbe.
Abbiamo però soggetti ricorrenti nei diversi decenni, a partire dalle opere sacre, come La moltiplicazione dei pani del 1961, o Padre Pio e San Francesco, entrambi realizzati nell'ultimo decennio di vita dell'artista; e allo stesso modo ricorrono scene mitologiche, ritratti, nature morte e paesaggi.
Ma gli ultimi decenni della vita di Sassu vedono anche la ripresa di grandi temi dei periodi precedenti, come i già citati Uomini Rossi e le Maison Tellier. Con la fine degli anni Ottanta e con gli anni Novanta, presentiamo inoltre diversi esemplari della tematica per cui Sassu è probabilmente più noto e riconoscibile: i cavalli.
Il pregio di questa mostra e del relativo catalogo è proprio quello di far conoscere al pubblico questi percorsi artistici di un Sassu inedito, alle prese con tecniche diverse, dove mancano la meditazione e la perfezione ricercata nei dipinti e nelle sculture, a favore di maggiori libertà e leggerezza di tratti ed ispirazione.
(Dal 17/07/2010 al 12/09/2010)
OMAGGIO AL CLASSICO
musiche di P.I.Ciaikovski, R.Drigo, F.Chopin, L.V.Beethoven, T.Albinoni, J.Massenet, A.Glazounov
coreografie di Marinel Stefanescu
La Compagnia Balletto Classico dal 1975 porta il nome dei suoi fondatori e protagonisti, Liliana Cosi e Marinel Stefanescu.
La sua attività negli anni 1975, 1976 è sporadica ma diventa importante già nel 1977, quando compie la sua prima grande tournèe in tutta Italia.
Il coreografo è Marinel Stefanescu . Per le scene molte sono state le collaborazioni di artisti come Luzzati, Vacondio, Chalkidiotis, Gyorgy, ma in particolare Hristofenia Cazacu che ha lavorato stabilmente per molti anni con la Compagnia.
La Compagnia si basa su un repertorio classico, neo-classico e moderno ed è attiva tutto l’anno con circa 70 spettacoli su tutto il territorio italiano, dalle grandi città ai paesi, sia in teatri lirici che in altri spazi anche all’aperto o nei palazzetti dello sport.
Per ulteriori informazioni segui il link dal box "Vedi Anche"
prevendita biglietti dal 13 luglio presso VIERI DISCHI, Corso Italia, 89, Arezzo - tel. 0575 20306
intero: € 15 - ridotto: € 10 (fino a 14 anni)
(Il 26/07/2010)
La bellezza del Fragile
(Dal 01/05/2010 al 30/09/2010)
BOROTRA CUP – JUNIOR DAVIS CUP
info: Circolo Tennis Giotto - 0575/357542
(Dal 28/07/2010 al 30/07/2010)
51° GIRO CICLISTICO ” VALLI ARETINE “
(Dal 04/07/2010 al 04/07/2010)
94° GIRO DEL CASENTINO
La partenza e l'arrivo sono previsti in Piazza del Duomo.
(Dal 18/07/2010 al 18/07/2010)
GIORNATA DI SPORT PER TUTTI
(Dal 20/06/2010 al 20/06/2010)
Edoardo Casini espone “BoroBirun” a Sant’Ignazio
“L’arte è una menzogna che ci permette di intuire la verità”
Pablo Picasso
“L’effetto prodotto da un’opera d’arte è più importante dell’opera stessa.
L’arte passa e un dipinto può andare distrutto. Ciò che conta è il seme.”
Joan Mirò
Edoardo Casini, classe 1980, dipinge da sempre.
Lo conosco da una vita, anche se è molto tempo che non vado a trovarlo, ricordo che tutte le volte che entravo nel suo studio, ad accogliermi era un nuovo ed enorme quadro, che sprigionava Arte.
Arte che mi guardava dritta in faccia e mi sfidava. Serate intere ad osservarli, cercando di capire, di trovare una logica tempestandolo di domande, per concludere che “Semplicemente trascrive i suoi pensieri, dando una forma concreta alle sue visioni.”
Avvertivo nell’aria una grande inquietudine che ci accomunava, e che lui riversava interamente sulle sue tele, con frenesia, entusiasmo e con ritmi serrati, lavorava ai suoi quadri in cerca di una completezza e di un rilassamento dell’animo, il quale giungeva spesso nel momento esatto in cui le sue muse possedevano un volto, anziché rimanere feticci di donne idealizzate.
Perché Edoardo quando è inquieto produce: è una vera e propria Art Machine.
Frequentando l’Istituto d’Arte di Firenze, con indirizzo grafico-pubblicitario, si forma tecnicamente, e fin dalle prime opere non esita ad utilizzare strategicamente le stesse armi della società capitalista.
Si avvale delle proprie abilità per riflettere sulle dinamiche del mondo contemporaneo, basato su una società occidentale, controllato dal desiderio, dai vizi e dalle immagini narcisistiche e popolari che dominano i mass-media.
Si riscopre un pittore che ha assimilato perfettamente la lezione dei grandi maestri del surrealismo e della pop art. Esalta i miti e gli status symbol dei nostri tempi, alienandoli nella sua dimensione, senza esprimere mai un giudizio, rimanendone completamente distaccato.
Ci mette di fronte ad un fatto compiuto, facendosi specchio dei nostri tempi, diventando un’arte che non può essere ignorata, proprio perché nasce da stimoli esterni che ci riguardano tutti da molto vicino.
Nel 1999/2000 Edoardo si iscrive all’Accademia delle Belle Arti di Firenze che frequenta per circa un anno e che poi abbandona frustrato e deluso, dichiarando di voler seguire un percorso opposto da quello imposto da professori accademici
Una svolta per la sua opera è sicuramente rappresentata dall’incontro con il gruppo artistico Dormice, con cui collabora dal 2003. Lavorando fianco a fianco con artisti di questo calibro si perfeziona tecnicamente, e allo stesso tempo fonda e porta avanti con chiarezza la sua ricerca individuale chiamata F.L.O.C.: forma, luce, ombra e colore.
Ma come procede Floc nel suo lavoro?
Egli s’immerge, privandosi delle sue “ali d’artista”, talvolta così ingombranti che non gli permettono di perseguire i suoi obiettivi, come fardelli troppo pesanti, e diventa sempre più “leggero”.
Avverte istintivamente la necessità di mescolarsi e fondersi con le bassezze e con la noia del quotidiano. Esce dalla tana, si intrufola nei ritrovi di massa, con un calibrato distacco, osserva, cataloga, compra, accumula, occupa spazio con il superfluo. Caramelle, giocattoli, tacchi a spillo, giornali, fotografie ed icone, che una volta varcata la soglia del suo studio, la sua mai esausta immaginazione trasforma in meravigliosi strumenti in grado di destare meraviglia e invitare al gioco della sua arte.
Attinge dalla realtà voracemente, ne rimane intrappolato per un po’ e se ne tira fuori accompagnato da vere e proprie “visioni”, che Floc riesce a dominare perfettamente trasmettendole intatte a chi guarda la sua opera: egli non è che un mediatore ormai purificato dalle scorie del modo circostante, capace però di smuovere gli animi altrui.
Come Salvdor Dalì afferma “l’artista non è un essere ispirato, ma un essere capace di ispirare gli altri.”.
La sua arte figurativa esplode, a questo punto, sulla tela bianca, con conati di forme e di colori potentissimi.
Dopo una serie di mostre collettive e personali realizzate a Firenze, tra cui una presso il Palagio di Parte Guelfa nel settembre 2005 e l’ultima presso il Forte Belvedere nel luglio 2006, finalmente la sua arte approda nella metropoli!
Gemma Bartoli
Firenze, Ottobre 2007
(Dal 05/06/2010 al 19/06/2010)
Le opere di Antonio Pedretti in mostra ad Arezzo
L’esposizione, curata da Giovanni Faccenda ed organizzata da Casa d’Arte San Lorenzo, presenta una cinquantina di lavori recenti, in gran parte inediti, su tela e su carta, di un artista che ha riscosso nel tempo l’apprezzamento di alcuni celebri critici, quali, fra gli altri, Enrico Crispolti, Enzo Fabiani, Paolo Levi, Flaminio Gualdoni, Marco Goldin, Achille Bonito Oliva, Luciano Caprile e Vittorio Sgarbi.
Di rilievo, anche le parole con le quali Renato Guttuso ebbe a salutare il suo esordio sulla scena artistica: «Non si può non essere colpiti dalla sicurezza con cui il tuo segno, le tue note di colore definiscono un paesaggio, una figura, un intero nei suoi tratti es-senziali».
Scrive Giovanni Faccenda nel catalogo della mostra: «Vibra, perpetuo, nella rappresen-tazione che indovini febbrile di luoghi consolidati nella mente, ma ogni volta risorti e risolti in una iconografia abitata da tensioni mutevoli, il complesso scavo di un artista portato per indole ad indagare in quei territori floridi di poesia dove sommessamente alligna una vegetazione inquieta, variegata di fronde, arbusti e fili d’erba che riverbe-rano nell’animo di chi guarda intense sensazioni.
La pittura assume questi e altri pretesti, al volgere di un percorso emozionale che conserva sulla tela – e, nondimeno, quando Pedretti se ne serve, sulla carta – alternan-za di fremiti e stati d’animo, nel consueto intersecarsi di luci ed ombre, rivelatrici di effervescenze interne emblematiche. I motivi divergono: siano scorci lacustri, intricati canneti o pianure lombarde ammutolite sotto larghe campiture di bianco, mantengono ugualmente le peculiarità di un gesto pittorico che si esalta nelle grandi dimensioni dei supporti, tanto da raggiungere una spazialità singolare in quelle versioni agresti nelle quali taluni ricercati disequilibri procurano un vertiginoso disorientamento.»
Scheda della mostra:
Titolo: Antonio Pedretti. La natura dentro, a cura di Giovanni Faccenda
Spazio espositivo: Galleria Comunale d’Arte Contemporanea (2° piano), piazza San Francesco 4 – 52100 Arezzo
Orario: dal martedì alla domenica, 10-17 (chiuso lunedì). Ingresso gratuito
Info: 0571 43595
Catalogo in mostra
(Dal 14/05/2010 al 27/06/2010)



